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"Monk 'n' More" Leo Records 780 2016

 

The WholeTone April 2017

With many Monk compositions now nearly 70 years old, they’re as much classic jazz as Morton tunes. On Monk ’n’ More (Leo Records CD LR 780 leorecords.com), Russian-American pianist Simon Nabatov tries for a similar alchemical updating of five Monk lines by interspacing them among five originals that probe keyboard extensions using live electronics. Nabatov no more takes the Monk canon as immutable than a Talmudist would take the Torah’s words as unavailable for interpretation. Like that scholar’s theories, Nabatov’s explorations provide alternative readings of the pieces. Nabatov’s take on Skippy, for instance, is more herky-jerky than the original, while Oska T. is taken thicker and faster. Using pedal shading Nabatov adds echoes of the Russian Romantic tradition, while paradoxically emphasizing the tune’s swinging pulse that in turn links it to the blues and stride Morton and Ellington were perfecting in the 1920s and 1930s. Re-harmonized, Pannonica becomes more expansive, with the triplet-timed note colouration adding unexpected tenderness to its habitual angularity. Although most of the electronic experiments are concerned with laboratory-condition-like probes into pitch and timbral extensions, the additional clanging results confirm Monk’s unique orientation. The discontinuous interface on Electroacoustic Extension 4, for example, with its blurry pulses reflecting back onto the initial stop-and-start theme posits how Monk could have utilized computer programming. This is confirmed on Sunrise Twice Redux, the CD’s 14-minute centrepiece. Unfolding like a flower probed by a buzzing bee, unique pitch-bending techniques allow for tone examination, rhythmic asides and protracted pauses that add honeyed chamber music allusions to the jazz and electronics already present. Gathering these strands together to revamp existing parts of the jazz canon is Nabatov’s contribution to examining classic music from new angles.

Ken Waxman

 

Music Zoom November 2016 Italy

Il pianista di origine russa Simon Nabatov risiede a Colonia, in Germania e da tempo si dedica sia all’avanguardia che al mainstream risultando uno dei piú creativi musicisti della musica contemporanea. Di recente ha dedicato un’incisione in solo ad Herbie Nichols, ora presenta un’altra incisione, molto originale come concetto, dedicata a Thelonious Monk. Come sempre ha registrato al Loft, club della sua città, in cui spesso si esibisce dal vivo. Questa volta mette insieme due registrazioni distanti nel tempo, cinque composizioni di Monk da lui interpretate e registrate nel maggio del 1995, e cinque improvvisazioni con live electronics con un programma di Hans W. Koch del giugno del 2013. Due modi di intepretare la musica, la tradizione e l’avanguardia, che sembrano completamente all’opposto se non fosse che con le sue idee visionarie riesce a dare una sorprendente unità all’intero CD. La sua interpretazione dell’universo monkiano è ricca di spunti, dallo stride piano a complessità armoniche unite alla velocità dell’esecuzione, senza che manchi quel fascino delle melodie e delle composizioni del pianista afroamericano. Pannonica ne è un bellissimo esempio, un’esecuzione stupefacente che scorre come un fiume in piena in cui l’esecutore/improvvisatore gestisce il tutto come se avesse a che fare con una sonata ricca di pianissimo e fortissimo. Light Blue è invece eseguito tirandone fuori il lato più poetico, ma ancora giocando con il tempo, accellerando e rallentando mentre si sviluppano armonie che sottolineano la spigolosità di questa musica. Il brano successivo, Electroacoustic Extensions 4 può sembrare più cervellotico, invece si inserisce bene nell’atmosfera generale del disco, aperto alle contamninazioni, senza barriere linguistiche di sorta. Sunrise Twice Redux è una lunga esecuzione, di olte quattordici minuti, in cui il pianismo di Nabatov ec i suoni elettronici sono ben integrati in una specie di sinfonia elettroacustica che esprime un suo lato sentimentale ed accattivante. Epistrophy chiude alla grande un disco che non solo ci mostra l’opera di un grande pianista, ma anche un artista che ha le idee e le motivazioni giuste per firmare qualcosa di veramente originale.

Vittorio Lo Conte

 

Bad Alchemy November 2016

SIMON NABATOV hämmert Monk 'n' More (LR 780), beide Mal im LOFT, 1995 mit nancarrowscher Rasanz und eigenwillig eckiger Bestimmtheit: 'Skippy', 'Oska T.', 'Pannonica', 'Light Blues'. 2013, mit elektroakustischer Extension als Suggestion, dass, wie auf Droge, die Zeit verrückt spielt, indem sie sich dehnt, krümmt oder auf der Stelle tritt. Im Traum trifft Monk auf John Cage, auf Debussy und auf verzerrte, splittrig klingelnde, klirrende oder auch stumpf angedunkelte Spiegelungen seiner selbst. Zur Klimperei von 'Sunrise Twice Redux' brummt man mit Shepard-Skala- und Doppler-Effekt dem Sonnenaufgang entgegen. 'Epistrophy' ist zuletzt aber nochmal purer Nabatonk, quirlig und springlebendig.

Rigobert Dittmann

 

Cadence January/February 2017

SIMON NABATOV’s MONK ’N’ MORE [leo cd lr 780] is from May 1995 and June 2013. The 10 cuts [67:34] are divided between 5 solo outings on Monk [1995] compositions and 5 outings on live electronics [2013]. The Monk outings are very fine and while Nabatov always keeps attached to Monk’s themes he plays them with verve and originality. The electronic cuts, dealt between each Monk tune, have Nabatov on electronics and piano and offer a nice parallel with the Monk and are relatively conservative. A fine set of outings that stands up well on repeated listens.

Robert Rusch

 
 

Jazz Views 2017

Two compilations from solo recordings of Thelonious Monk compositions recorded in 1995 and from a concert recording of Nabatov’s first use of electronics in 2013. Simon Nabatov is a fascinating musician, in part because his musical experience has been so varied. He has simultaneously embraced both jazz and classical fields, absorbing also many of the separately differentiated nuances which make up these two, widely developed genres. One thinks of crossings between these genres, but which crossings? Nabatov was born, so to speak, into both and grew up with them simultaneously, experiencing many musical systems. April 2013 saw the premier of a new and innovative programme for solo piano and computer which Nabatov had created in collaboration with a German composer, Hans Koch, an electronic music guru and innovator, and it is excerpts from this that are compiled into the ‘alternative’ tracks on this album, tracks 2, 4, 6, 8 and 9. It is all very lovely stuff. Simon Nabatov graduated from the Juilliard School of music, situated in the Lincoln Centre for the Performing Arts on the upper west side of Manhattan, New York. He regularly accompanied former Soviet musicians touring their US communities and played jazz and chamber music in every kind of venue and came to tour in Europe as well. This of course broadened opportunity for him and he has played with such diverse musicians as Ray Anderson (trombone/multiphonics) Arthur Blythe, Steve Lacy and Phil Minton.

Ken Cheetham

 
 

All About Jazz Italy 2017

Eccone un altro, buono, che da sempre ha per la testa il significato dell'immensa grandezza musicale di sua maestà Thelonious Sphere Monk. Simon Nabatov, che lo vogliate o no, che lo conosciate o meno, è uno dei più grandi pianisti moderni viventi. Raccogliendo due sessioni incise a diciotto anni di distanza l'una dall'altra, mette insieme per la Leo Records un piccolo omaggio-capolavoro al grande nome di Monk unendo ricchezza compositiva, classicità, rigore, ironia e sensibilità del grande compositore di Rocky Mount. "Dita e cuore caldo" ha insinuato qualcuno: verissimo. Completamente padrone di musica e sicurezza allo strumento acustico, Nabatov qui fa di più lanciandosi in un rischioso gioco elettro-acustico, utilizzando "piccola" tecnologia elettronica (pensata con un grande guru della moderna musica elettronica quale Hans Koch), destrutturando -ancor maggiormente—le già frastagliate idee musicali monkiane, non deludendo affatto chi poteva credere impossibile l'avventurarsi in ricerche di suono ulteriori. Espandendo e "fratturando" quello che potremmo definire il suono seminale di Monk, Nabatov affronta complessità armoniche sul serio notevoli, riscoprendo innanzitutto la parte più visionaria e spigolosa di quel suono. Per adagiarsi magari poi dolcemente sulle soavità leggendarie di un brano come "Pannonica," com'è noto dedicato alla salvifica musa del pianista americano, qui in un'esecuzione da ricordare. Tradizione e avanguardia scorrono come se piovesse sotto le davvero capaci abilità del pianista russo ormai da tempo trasferito in Germania. Un lavoro diligente e enorme che avvicina lo sforzo di Nabatov a quello di Steve Lacy, maggiore interprete e profondo quanto appassionato cultore e studioso della musica di Monk. Free-form che possono piacere anche ad un bimbo perché intriganti eppure lineari, impressioniste ma espressioniste, sequenziali eppure su prospettive lontane. Il tutto confezionato con la massima serietà espressiva a testimoniare la profondità dell'evoluzione musicale che Monk ha regalato alla storia. Oltre, molto oltre, agli inutili virtuosismi che spesso ammorbano le rivisitazioni delle opere dei grandi nomi della storia della musica afro-americana.

Vic Albani

 
 

Jazzenzo February 2017

Op ‘Monk 'n' More’ horen we niet alleen de vleugel uit de Keulse LOFT-club, maar ook de nodige elektronica. Steeds wordt een akoestische uitvoering van een Monk compositie - waaronder ‘Skippy’, ‘Oska T’, ‘Pannonica’ en ‘Light Blue’ -afgewisseld met een elektronisch stuk. Nabatov heeft zich het repertoire van Monk eigen gemaakt en zijn uitvoeringen kunnen gerekend worden tot de beste interpretaties die er wereldwijd te vinden zijn. De cd sluit af met een doortastende improvisatie op het bekende thema ‘Epistrophy’. 

Cyriel Pluimakers

 
 
 

UNI May 2017

Mám dojem, že Theloniu Monkovi se současný jazzový klavírista nemůže vyhnout ani ho obejít obloukem. Tím méně takový, který patří mezi pianistickou špičku, jako je Simon Nabatov, ten- to Goliáš těžkotonážní hry, zaujímající v katalogu Leo Records výsadní postavení. Ovšemže ze svého vztahu k originálnímu předchůdci vytvořil na albu Monk ’n’ More zcela neobvyklou záležitost: v květnu 1995 nahrál v kolínském Loftu pět Monkových kompozic a v červnu 2013 tamtéž čtyři části svých Electroacoustic Extensions a ještě jednu skladbu navíc. Různě prezentované a přijímané dědictví? Souboj s titánem? Svár hudebního pojetí? Ať tak či onak, jde o pojímání šancí moderního klavíristy, o překročitelnost či nepřekročitelnost vlastního stínu. Nabatov se v přejatých kompozicích k Monkovi přiznává, dovede zachytit jeho rytmickou zvratnost, dynamizující prekérnost a briskní pohrávavost. Je brilantně naléhavý, těkavě proudný i švitořivě lapidární (Skippy), těžkohoufnicově rozhřímaný a spádně rozměnivý (nikoli rozmělňující) s rytmickými asonancemi, samozřejmý, aniž podléhá původní lehkonohosti (Oska T.), je svůdně pohodový i dychtivě živelný (Pannonica), očarovává přímočarostí, i když ta leckdy souvisí s „hrubozrnějším“ prstokladem (Light Blue), přes počáteční znepřehledňování rozdmýchá skladbu k „hitové“ proskočnosti (Epistrophy). Sumárně: Nabatov se nedává svést k pouhému přejímání předloh, dodává k nim svoji razanci, dobývá se k osobitosti skladeb prostřednictvím své osobnosti a vytvá- ří jejich nové vyznění. Zároveň ukazuje, že co se na Monkovi kdysi mohlo jevit jako neuvěři- telné, antimelodické, je dnes více než samozřejmé. Vlastní Nabatovovy kompozice jsou do značné míry antimonkovské, jsou protipólové, disparátní, avšak jejich řazení vše prolíná a dotváří, jsou tím nadstandardním „more“. Přitom čtyři části Electroacoustic Extensions, na nichž velký podíl náleží elektronice, jsou postupně vygradovávané. Jestliže počínají ostýchavým osmělováním a vyčkávavou uvážlivostí s rozvíjeným rozhlédáním (1), postupně se rozchvatňují do extravagantní vytrhovačnosti, nabourávané narušivě změtenými tóny (2), mísí svištivé spádnění s vizionářskou atmosféričností, pozastavovanou i znovu rozdmýchávanou, produmávanou i kolotavostně vířivou (3), což se vystupňovává a prochaotizovává až do protlučkovávaného šrumlování, proškrcování a pobluzování, prohazardovává se do brutálnosti, jež se naštěstí vzápětí zminiaturizuje do prosypávání. Naopak Sunrise Twice Redux je Monkově pojetí bližší (což si Nabatov nemohl nechat ujít), zatěžkává sice klavírní nonšalanci propojnou elektronikou, a tím ji poněkud redukuje, nicméně právě na podkladě její monotónnosti se klavír proexcelovává do větší vehemence, která nebrání niterné rozechvělosti, je nadlehčeně samozřejmý, proznívavý a posléze odeznívavý. Pravda, kromě té závěrečné si Nabatov nezvolil nejpopulárnější Monkovy skladby, ale to právě tím víc nahrává zkratům, ke kterým v oscilaci Monk-Nabatov Nabatov-Monk dochází v průběhu celého alba. Každopádně toto nečekané spojení jen přispívá k Nabatovově obrazu: v konkurenci mistrů vítězí ten, kdo ke svému mistrovství přidá navíc něco neobvyklého.

Z.K.Slaby