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"Readings - Gileya Revisited" Leo Records CD LR 856

 

Bad Alchemy April 2019

Mit Readings: Gileya Revisited (LR 856) & Red Cavalry (LR 857) sind wir wieder bei einer alten Herzensangelegenheit von SIMON NABATOV, der Passionsgeschichte der russischen Literatur unter Stalins exterminatorischem Wahn und Terror, der er sich schon bei "Nature Morte" (Joseph Brodsky), "The Master and Margarita" (Michail Bulgakow) & "A Few In- cidences" (Daniil Charms) gewidmet hat. Isaak Babels "Die Reiterarmee" hat er, wie schon Brodsky & Charms, Phil Minton anvertraut, die Texte der Hyläa-Gruppe sind Jaap Blonk in den Mund gelegt. Für den sind Alexei Krutschonychs Sa-um-Neologistik und die Experimen- te von Welimir Chlebnikow ein gefundenes Fressen. Angefangen von Eine Ohrfeige dem öffentlichen Geschmack, dem von Wladimir Majakowski mitverfassten, 1912 aus Moskau gemorsten Manifest der Neo-Skythen im Wilden Osten, die die Klassiker ersäufen wollten und selbst Marinetti, der sie als Sauvagisten umarmen wollte, eine Nase drehten. Mit phono- logischen und transmentalen Gedichten wie dyr-bul-schtschil / ubeschtschur / skum / wy sso bu / r l äs, Gedichten, die, wie mit dem Feuerhaken geschrieben, einer fressenden Säge ähneln sollten. Gedichten wie 'Kho-Bo-ro', die sich gröhlend und mit Wodka gurgelnd tanzen lassen. Gedichten, die sich lallen und krächzen und von Läusen beten lassen. Verklanglicht hat Nabatov das mit Frank Gratkowski an Reeds mit Rülpsern wie ein Gänserich und flüster- tütendem Schtschyr-Wssrrrwww!!!, Marcus Schmickler an Live Electronics, Gerry Heming- way an den Drums und der eigenhändigen Verklimperung bis hin zum elegischen Schaum und Schnaufen und dem wehmütigen Mekhytso / Lamoshka / Shksad / Tsa / Tyal von 'Shokre- tyts', zu dem selbst Gratkowski seufzt und herzzerreißend trillert, bevor die Erde über dem Sarg festgestampft wird. Und bevor Blonk und Gratkowski nach der von Schmickler ge- scratchten und von Hemingway getrappel-trommelten 'Intermisssion 3' zuletzt Bobäobi - Wääomi - Piääo - Liäääj - Gsi-gsi-gsäo als Reggae schmusen. Chlebnikow starb 1922 mit 36 Jahren. Majakowski schoss sich 1930 eine Kugel ins Herz. Charms durchlitt den ganzen Terror und verkam, für verrückt erklärt, 1942 an Unterernährung. Krutschonych überlebte bis 1968 als Schatten seiner selbst. Doch Nabatov lässt den Hyläa-Spirit jazzig metalogisiert im 21. Jhdt. ankommen. Wo freilich längst schon auch Stalin angekommen ist, populärer als alle toten Dichter zusammen.

Rigobert Dittmann

Percorsi Musicali May 2019

Ciò che musicalmente è stato classificato come futurismo russo agli inizi del novecento è qualcosa che mette dentro una serie di novità su scale, accordi, rapporti seriali delle note, ostinati, microtonalità, dadaismo, rumorismo (per una disamina puoi consultare un mio vecchio articolo qui); in quegli anni nessuno però si sognava di indagare più a fondo su una stretta ricognizione tra arti ed in particolare tra tipo di linguaggio usato nella poesia e canto. Per fare questo bisognava arrivare alla frantumazione profonda del canto oltre che della musica: la spinta verso le peripezie e i salassi del canto improvvisato è arrivata più tardi, ma nessuno finora aveva pensato ad un progetto musicale che facesse da involucro a quello strettamente funzionale tra poesia e vocalità concentrata sul futurismo sovietico; è quanto il pianista russo Simon Nabatov e i suoi 4 collaboratori (Blonk, Gratkowski, Schmickler, Hemingway) hanno organizzato per soddisfare l'appassionata ricerca letteraria e musicale sull'argomento. Readings - Gileya revisited è un lavoro che riporta alla nostra memoria i maggiori artefici del contesto poetico russo di quegli anni (un vero e proprio cambio di mano nei postulati ideologici della poesia romantica russa), in particolar modo Mayakovsky, Kruchenykh e Khlebnikov, tutti fautori del linguaggio zaum, divergenza delle regole sintattiche e morfologiche della lingua russa. E' un neologismo dove za sta oltre, e um sta per mente, dove lo scopo è quella di liberare la parola dal senso logico e proiettarla in un dinamismo verbale, che è lo specchio di quei tempi. Dal punto di vista musicale tutto ciò viene impostato dando uno spazio proverbiale a Jaap Blonk, che è il vero catalizzatore del lavoro: in un prodotto che sembra fatto apposta per lui, Blonk è in grado di rendere quell'acriticità sonora delle poesie ed assicurare un'interpretazione ontologica dei testi, coadiavuto da un clima di prevalente atonalità, di manovre estensive mirate sugli strumenti (con Frank Gratkowski altissimo su sax e flauto), di elettronica votata alla distorsione (ottimo il lavoro al live electronics di Marcus Schmickler); c'è spazio anche per un ritorno di tonalità, con Nabatov sugli scudi, nelle finali Shokretyts e Bo-beh-obi, due esempi di pratica trans-razionalista, magnificamente trasformati in una struttura improvvisativa ad hoc.

Ettore Garzia

Music Zoom April 2019

Il pianista Simon Nabatov è emigrato dalla Russia nel 1979, da lí sono seguiti soggiorni in diversi paesi, compresi gli Stati Uniti e collaborazioni con tanti jazzisti e improvvisatori, prima di stabilirsi a Colonia in Germania. Si è già occupato di poesia e musica ed ha inciso per la Leo Records agli inizi degli anni 2000 due album dedicati rispettivamente a Mikhail Bulgakov ed al suo romanzo Il maestro e Margherita ed al premio Nobel per la letteratura del 1987 Josef Brodsky, questa volta con la partecipazione di Phil Minton che legge dall’opera Nature Morte. La letteratura russa lo coinvolge di nuovo in questa sua recente incisione dedicata ai poeti del futurismo russo, siamo intorno al 1910, prima della rivoluzione, in contemporanea con gli analoghi sviluppi in Italia con il manifesto di Filippo Tommaso Marinetti. I protagonisti russi sono Velimir Khlebnikov, Aleksei Kruchenykh, Vasily Kamensky, David Burlyuk e Vladimir Mayakovsky che formano il gruppo Gileya e si fanno conoscere anche loro con un manifesto pubblicato nel 1912, “Uno schiaffo in fiaccia al gusto del pubblico”. Anche loro si schierano per la modernità, come gli italiani, ma le loro preferenze politiche prenderanno direzioni opposte. Nabatov fa da catalizzatore e sceglie un gruppo in grado di seguirlo nel dare una nuova vita alle liriche di Gileya, ci sono il multistrumentista Frank Gratkowski con cui spesso a collaborato insieme, Marcus Schmickler, anche lui di Colonia, ai live electronics, l’americano Gerry Hemingway alla batteria e l’olandese Jaap Blonk che recita con delle tecniche vocali che ha affinato nel corso dei decenni nella continua ricerca di nuovi suoni e possibilità espressive. I versi, nella traduzione inglese, acquistano nella sua declamazione una forza travolgente, sono parole senza tempo, che ancora oggi svegliano l’ascoltatore. La musica svela la passione di Nabatov per la cultura della sua patria, oltre all’arte ci sono sentimenti profondi che qui emergono e trovano una forma sia nella scrittura che nell’improvvisazione.

Vittorio Lo Conte