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"Readings - Red Cavalry" Leo Records CD LR 857

 

Bad Alchemy April 2019

Der rote Zar hat das rote Paradies 1940 auch von Isaak Babel 'gesäubert', einem jüdischen, viel zu witzigen und lebenslustigen Schmierfink aus Odessa, der in "Die Reiterarmee", 1924 in Majakowskis Magazin LEF erschienen, den Sieg von Budjonnys Reitern in Galizien über die Weißen, die Kosaken und die Polen zu unheroisch geschildert und nestbeschmutzerisch von Judenmassakern geschwafelt hat. Sein Theaterstück "Marija" machte 1935 den gleichen Fehler und sein Tod war danach nur eine Frage der Zeit. Wassili Blochin, Stalins Oberhenker mit seiner Metzgerschürze und einer Kopfschussquote von bis zu 350 Staatsfeinden pro Nachtschicht, erledigte das so nebenbei. SIMON NABATOVs Auseinandersetzung mit Babel und mit seiner eigenen Herkunft ist das Gegenteil von nebenbei, geht es doch um den kom- munistischen, durchaus von jüdischen Hoffnungen motivierten Utopismus als 'jüdische' Machenschaften in den Augen seiner Gegner und den tatsächlichen Antisemitismus im roten Zarenreich und seinen Kolonialgebieten. Diese Widersprüche, die Babel mit eigenen Augen und am eigenen Leib erlebte, wurden noch durch seine Zweifel verschärft, ob sich Kriegs- verbrechen rechtfertigen lassen, um ein Himmelreich auf Erden zu schaffen (wenn es sich denn schaffen ließe). Nabatov inszeniert "Red Cavalry" als Singspiel, in dem sich bolsche- wistische ('Budjonny-Marsch'), polnische ('Noch ist Polen nicht verloren') und jüdische Motive ('Haschkiwenu' & Klezmeranklänge) plunderphonisch kreuzen und die idealistisch- utopische 'Internationale' zum Trauermarsch wird. Minton sprechsingt so, dass einen durch seine röchelnde, krächzende Theatralik die grotesken und makabren Züge in Babels lakonischen oder pathetischen Zeilen anspringen. Auch ein jazziges Intermezzo kann das, elektronisch verfädelt, nicht abschütteln. Das klarinettenelegische 'Gedali' malt Minton extraschwarzhumorig aus, und die Band deliriert zwischendurch, als wären Trauerzüge ein jüdischer Witz. Die Drums klappern als Pferdehufe oder Tamtam, Minton schreit, realistisch wie einst bei "Rags", zu knöchelig klapperndem Piano und deklamiert lauthals zum klari- nettenforschen Gänsemarsch. 'After The Battle' ist ein gefundenes Fressen für Schmeiß- fliegen, Plünderer und Gröhler, für dadaistische Albträume und die Scham, ja, die Scham, selber kein Schlächter zu sein. In vollendeter Zukunft ausgedrückt: Kein Nachruf auf Nabatov und Minton wird einmal diese Glanzleistung verschweigen dürfen.

Rigobert Dittmann

Percorsi Musicali May 2019

L'altro affondo di Nabatov è nell'incredibile storia di Isaak Babel, giornalista e scrittore russo che, per i suoi reportages dalla guerra tra Russia e Polonia intorno al 1920, venne immediatamente considerato come personaggio scomodo al regime: quei reportages divennero un libro rimasto ben impresso nella letteratura russa per i suoi orrori, ossia Red Cavalry; Babel era di Odessa, un paesino dell'Ucraina del tutto speciale, che Nabatov individua come un posto di importanti scrittori e di una strana convivenza tra russi, ucraini ed ebrei. Anche qui l'improvvisazione si impossessa del senso della scrittura e Nabatov si circonda ancora di Gratkowski, Schmickler ed Hemingway, mentre sostituisce Blonk con Phil Minton alla voce, decisamente più idoneo dell'olandese nel trovare un sostegno ad intonazioni vicine all'opera, all'inflessione beckettiana e ad una serie di peripezie vocali che accompagnano le narrazioni. La musica, dunque, in Red Cavalry scorre nelle righe, jazz ed evoluzioni letterarie degni di un sontuoso readings, ma con un senso della drammaticità e dello sviluppo logico poetico non posseduto nell'esperimento sul futurismo russo. Questi due cds di Nabatov non sono due casi isolati di trasposizioni musicali di impianti poetici: nella discografia generale di Simon alla Leo R. il pianista russo ha già avuto di mettere in evidenza la sua passione per la letteratura e la conoscenza ampia della letteratura russa: si tratta di Joseph Brodsky in Nature Morte, di Mikhail Bulgakov in The master and margarita e di Daniil Kharms in A few incidences. Tuttavia, in questo lavoro di trasformazione, Simon si dimostra imbattibile. Leggere le note di Stuart Broomer.

Ettore Garzia

Music Zoom April 2019

La storia dello scrittore russo di origine ebrea Isaak Ėmmanuilovič Babel’ è servita al pianista Simon Nabatov a tessere il canovaccio di questa nuova incisione, intitolata secondo una delle maggiori opere di Babel, prima celebrato e poi inghiottito nel sistema di terrore staliniano, arrestato e ucciso in carcere nel 1940. Successivamente, dopo la morte di Stalin, è stato riabilitato. Dai titoli dei racconti del libro di Babel’ il pianista riesce a creare un’altra opera interessante con la stessa formazione del disco dedicato ai futuristi russi, ma qui al posto di Jaap Blonk c’è il cantante inglese Phil Minton che si diverte a declamare e gridare versi e storie contornato dal quartetto costituito oltre che dal leader e pianista dal multistrumentista Frank Gratkowski, Marcus Schmickler ai live electronics e l’americano Gerry Hemingway alla batteria. La collaborazione fra Nabatov e Minton è di vecchia data e così tutto funziona, fra la voce ed il quartetto l’interazione è perfetta, un continuo stimolarsi a vicenda per dei brani che appaiono carichi di adreanalina e ricchi di idee movimentati dalla grande prestazione dei singoli. I due dischi, quello dedicato a Gileya e questo, appaiono simili come idea di progetto, ma ben diversi nella realizzazione e nell’approccio alle composizioni. Certamente un grande Phil Minton con la sua forte personalità ha dato un’impronta speciale a questo disco, il resto è dovuto alla capacità dei protagonisti di improvvisare creando un tappeto sonoro denso e in piena sintonia con le composizioni di Nabatov.

Vittorio Lo Conte